Pieve SoligoinreteDianeseUn miliardo di euro in dieci anni: questi i numeri che stanno dietro la retata del 4 giugno 2014, con 34 persone finite in manette. A raccontarlo è Maurizio Dainese, ospite ieri pomeriggio a #soligoinrete, coautore del libro “Mose. La retata storica”. Il giornalista, incalzato dalla collega Angelica Montagna, ha ripercorso e svelato i retroscena di quest’ opera imponente, il Mose, le famose paratie mobili che dovrebbero salvare Venezia dalle acque, pensate addirittura nel lontano 1966 dopo l’alluvione del Polesine e che verranno completate nel 2018.

A finire tra gli indagati nomi eccellenti come quelli del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e del governatore del Veneto, Giancarlo Galan. La storia raccontata da Dianese ci parla di massi acquistati in Istria che prima di arrivare a Venezia passavano per il Canada, naturalmente soltanto sulle carte per costare di più.

Il Mose è anche la storia di un Consorzio che per acquistare consensi sponsorizzava e finanziava tutto e tutti. A scoperchiare il pentolone tre giovani magistrati che senza nessun timore reverenziale hanno portato a galla questo intreccio tra imprenditoria e politica che ha portata a gonfiare a dismisura i costi dell’opera. Alla fine il discorso si è spostato su Felice Maniero, “faccia d’angelo”, ex capo della Mala del Brenta, che dopo il pentimento si è rifatto una vita nuova da imprenditore. Dianese, il maggior conoscitore di Maniero, per averci scritto due libri e per il contatto diretto e continuo che ha con lui, ha ben descritto la personalità controversa di un uomo divenuto leggenda per le sue imprese malavitose e per il suo modo accattivante di porsi.

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