Pieve SoligoinretedonfortunatoGli studenti dell'Isiss "Marco Casagrande" di Pieve di Soligo hanno incontrato questa mattina, al meeting sull'informazione #soligoinrete, don Fortunato Di Noto, per discutere un tema oggi molto chiacchierato, ovvero il rapporto tra i giovani e il web. Don Fortunato Di Noto, 52 anni, è parroco della Madonna del Carmine ad Avola, in provincia di Siracusa. Fondatore dell'associazione Meter, nota per la lotta alla pedofilia e la tutela dell'infanzia in Italia e nel mondo, è professore di storia della chiesa alla sezione distaccata di Noto della Pontificia Università Teologica di Santa Croce di Roma.

L'incontro è stato introdotto da Paolo Brugnera, insegnante del Marco Casagrande: Lo smartphone posseduto oggi dalla grande maggioranza delle persone è in sé un potente mezzo di comunicazione del quale non si conoscono bene le insidie. E' utile quindi conoscere le opportunità e i rischi".

"Il mondo del web - ha spiegato don Fortunato - oggi è dentro di noi: sempre un mondo virtuale, ma non lo è affatto, è molto reale. La nuova società dell'informazione ha e sta cambiando la percezione della realtà, ci ha inglobato. La filosofia dei social network è quella fare diventare il bisogno che l'uomo ha insito dentro di sé di comunicare con gli altri, rendendolo un bisogno insormontabile. Non riusciamo a staccarci dallo smartphone, non riusciamo più a vivere senza. Ma cosa possiamo fare ? Come affrontiamo questo problema? Cosa trovo nella rete?".

Don Fortunato ha posto questi quesiti agli alunni presenti provando a fare capire loro come utilizzare questi potenti mezzi di comunicazione con intelligenza e regole: "Per quanto vogliamo essere liberi e non seguire le regole perché per noi non sono giuste, io credo che le regole salvino la vita. La guerra oggi non è solo combattuta sui fronti, ma c'è una guerra digitale di identità. Nella rete trovo tutta la nostra vita. Qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo può vedere e conoscere la nostra vita. Il problema sta nel fatto che noi non conosciamo il nostro interlocutore dall'altra parte".

"Gli amici che io ho in rete non sono reali. Posso avere tantissimi amici online ma di questi quando la mattina accedo al mio profilo quanti mi salutano ? Io vedo solo una lucetta verde accesa. Se vado per strada invece mi ritrovo a dire tantissimi ciao anche a persone sconosciute. E gli amici su Facebook non solo gli unici a poter vedere la foto o i video che posto, ma li possono visualizzare un miliardo e 200 milioni di persone al contrario di quello che penso io", ha proseguito il sacerdote.

A sostegno di Don Fortunato è intervenuto l'avvocato Maria Suma trattando l'argomento da un punto di vista più giuridico: "Prima di scaricare qualsiasi applicazione o di fare un profilo è necessario leggere il contratto che, nella maggior parte della volte, accettiamo senza sapere cosa vi è scritto, le condizioni che accettiamo e cosa autorizziamo". L'avvocato Suma ha poi dimostrato agli studenti come sia facile accettare e autorizzare delle cose che se le leggessimo non permetteremmo mai di concedere agli sconosciuti. Ha provato a scaricare una qualsiasi applicazione, ma, prima di accettare, ha letto a tutti le condizioni. In poche parole: chiunque scarica le l'app senza leggere i termini del contratto accetta e autorizza ignoti ad accedere ai contenuti privati salvati all'interno del nostro smartphone.

Pieve Soligoinrete13.11

"Nel web resterà per sempre il nostro testamento digitale, ovvero la nostra vita salvata su qualche server chissà dove. Le informazioni saranno sempre e da tutti rintracciabili. Nel virtuale però noi non siamo quello che siamo nella realtà. Ma quale è l'identità vera ? - ha continuato Suma - Il nostro invito oggi è quello di utilizzare questi potenti mezzi con intelligenza, magari non postando delle fotografie particolari o addirittura in pose spinte. Questo fenomeno si chiama sextasting, ovvero la diffusione di materiale pornografico autoprodotto su se stessi e non. Ricordiamo che chiunque pubblichi materiale pedopornografico, anche se autoprodotto, è perseguibile dalla legge".

L'intento dell'incontro non è stato l'incutere terrorismo psicologico, ma l'informare i soggetti più sensibili sulle opportunità e i rischi del web. Oggi nel web ci sono menti raffinate che studiano come fare business sulla nostra vita digitale e sul nostro bisogno di comunicare. Queste persone, grazie al possesso improprio delle nostre fotografie e dei nostri dati, possono ricattare e minacciare. "Ve lo dico con il cuore - ha detto Don Fortunato - misurare la nostra identità digitale è il primo biglietto da visita per la nostra reputazione, sia per i nostri figli in futuro sia anche per il mondo del lavoro. Oggi stanno scomparendo le relazioni tra di noi, ci dimentichiamo di chi abbiamo accanto".

L'associazione Meter ha salvato 1.300 vittime minorenni di abusi sessuali e di pornografia. "Oggi il pedofilo - ha concluso Don Fortunato - è estremamente un criminale. E' colui che oltre a scambiare foto, si organizza in gruppi che fanno business sui corpi dei bambini. Noi crediamo che il pedofilo sia un uomo solo, senza relazioni, con qualche problema, ma non è così. Il pedofilo è un uomo o una donna molto acculturato e raffinato nello stile di vita. Il pedofilo è colui che colleziona l'innocenza che non deve essere toccata".

L'incontro si è concluso con la proiezione di uno spezzone del film "Evilenko", un film uscito nel 2004 scritto e diretto da David Grieco. La pellicola è ispirata dalla vita di Andrej Romanovic Cikatilo noto come il Mostro di Rostov, un serial killer che, tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni novanta, terrorizzò l'Unione Sovietica, violentando e uccidendo oltre cinquanta bambini di ambo i sessi.

Pieve Soligoinrete13.11.2